Vola solo chi osa farlo: la grande notte della Juventus

Juventus’ Avenger: i vendicatori bianconeri

Di voli se ne intende anche Gianluigi Buffon: il capitano bianconero, tra i giocatori in campo, è quello che più volte, con
la maglia bianconera, si è trovato ad affrontare i catalani. La prima volta fu nel 2003, dove la leggendaria zampata di Zalayeta,
l’uomo che non ti aspetti, ha regalato alla Vecchia Signora la qualificazione. La seconda è stata a Berlino appena due anni fa,
in una partita persa che ha ferito nell’orgoglio il portiere bianconero.

Si dice che la vendetta sia un piatto che vada servito freddo, e il numero uno del calcio mondiale, nella categoria portieri,
si è superato per l’ennesima volta. Due, infatti, sono le parate che hanno contribuito ad annichilire il Barcellona: la prima
è arrivata su un’illuminazione, divina, di Messi, che ha messo Iniesta a tu per tu con la leggenda bianconera: Buffon, da grande
campione qual è, ha risposto presente. La seconda, invece, arriva nel secondo tempo, in un intervento, su Suarez, ai limiti del
fantascientifico: in diretta in pochi si sono resi conto dell’intervento del capitano, ma le telecamere hanno consegnato alla
memoria l’ennesima, storica, decisiva parata.

In mezzo a tutto ciò è stato fondamentale anche il ruolo dei gregari, degli attori che paiono non protagonisti, ma che con la
loro interpretazione rendono un buon film un capolavoro: primo fra tutti Giorgio Chiellini. Il roccioso difensore bianconero ieri
sera ha sfoderato la propria versione monstre, annichilendo e disarmando il pistolero Suarez.

Il difensore saltò la finale di Berlino per un infortunio dell’ultima ora, e ancora oggi ci si chiede quanto la storia, con
l’apporto del neodottore, sarebbe stata diversa. Perché i paragoni, dopo il match di ieri sera, si sprecano. La Gazzetta dello
Sport ha addirittura sfoderato la versione mondiale di Cannavaro, quella targata 2006. Forse eccessivo, ma sicuramente meritato.

Assieme a lui si sono rivelati decisivi i due terzini: Dani Alves, il grande ex della sfida, e Alex Sandro, con il compito di
fermare, rispettivamente, Neymar Jr e Lionel Messi. 350 milioni di valutazione complessiva in due.
Missione ampiamente compiuta, con due prove, da parte di entrambi i difensori brasiliani, da capogiro. §

Assieme a loro, anche Cuadrado e Mandzukic meritano una menzione ab honorem: Sergio Roberto e Mathieu appaiono, di fronte agli
esterni bianconeri, due agnelli sacrificali. In particolare, il francese, buon centrale, ma lento e farraginoso, ha sofferto in
maniera evidente l’esplosiva velocità del centometrista colombiando, facendo aprire come la valva di una cozza la difesa spagnola.

Il demerito, in questo caso, non va attribuito al difensore, che di suo conto ha fatto quanto in suo potere per contenere le
prepotenti azioni dei sudamericani di destra, ma a Luis Enrique, che non ha saputo leggere la pericolosità della fascia destra:
da lì è partito il primo gol, con l’assist, perfetto, di Cuadrado e la girata, splendida e geniale, della Joya argentina.

Dall’altra parte, invece, è arrivato il passaggio decisivo per la seconda marcatura: un bolide sul primo palo che ha lasciato
impietro l’incolpevole, ma non irresistibile, Ter Stegen. Il terzo gol è figlio di un altro punto debole dei blaugrana: le palle
alte.