Vivo in un angolo buio. Un monologo

Vivo in un angolo buio. Un monologo

Tratto da un saggio sulla decisione/indecisione di chi si è stancato delle delusioni e delle illusioni, ma cerca una svolta.
Forse è il caso che io mi arrenda all’evidenza. Mi sta sfuggendo tutto dalle mani, si pensa a volte, egoisticamente, di avere davvero un posto speciale nel cuore delle persone. Ma è spesso una stupida illusione. Non si possono passare le ore a trovare un qualcosa di buono da fare per poterci distrarre, per poter fingere che tutto vada bene.

E’ passato troppo tempo, e sono stati troppo pochi i cambiamenti avvenuti. Si spera, si immagina, si mente a se stessi, si finge di sorridere, ma a volte i macigni sono troppo pesanti, e non si riesce a camminare, si soffoca, si soffoca, si soffoca, inizia a mancare il respiro, a sentirsi pervasi dal battito del cuore che ci uccide lentamente.

Allora cosa fare? Io ho passato tutta la vita a scappare da me stessa, a trovare la soluzione più semplice nel mollare tutto, prendere le valigie, riempirle di tutto ciò che almeno esternamente mi rendesse felice e partivo. A volte mi informavo minuziosamente sul luogo da scegliere, chiedevo in giro, studiavo la storia del territorio, cercavo foto, acquistavo libri, tutto questo in pochi giorni, giusto il tempo di completare le valigie. Altre volte sceglievo a caso sulla cartina, puntando il dito così, dove mi piaceva di più posarlo.

Ho avuto una vita piena, forse troppo, e forse proprio questo mio amore per il movimento, per il cambiamento continuo, per la paura di una stabilità vera e propria, che ora che ho deciso che è questo il momento di fermarmi a farmi impazzire. Perché ora? Perché adesso? Quanto importante è quello che mi sta accadendo da aver modificato tutto in maniera così definitiva.

Non ero mai stata più sicura di adesso in tutta la mia vita, e tutto ciò mi spaventa. Sono così tentata dal cadere in errore, ma consapevolmente, quasi come se a volte pensassi di non meritare di essere felice. Eppure ancora totalmente felice nemmeno lo sono, ci sono ancora quei sassi, quegli enormi massi che mi opprimono polmoni e stomaco. A volte sento quel senso di gonfiore, tipo quando si hanno gli occhi pieni di lacrime e spingiamo con tutte noi stesse per farle rientrare. Questa è la sensazione che mi assale, la paura di aver cambiato tutto e di non essere nemmeno un pezzo importante di qualcosa, la paura di essere “chiunque”, quando io già “chiunque” lo sono per me stessa.

La paura che a volte l’attaccamento al passato possa scacciare la mia presenza come fosse una semplice briciola su di un piatto mentre si sparecchia.

Ci si può sentire davvero poco importanti? Si può vivere in una continua situazione di oblio? Ma cosa pretendo dalla vita, dalle situazioni, cosa volevo, cosa avrei scelto.. Domande, domande ed ancora domande, sono terrorizzata, è che a volte vorrei poter parlare, vorrei poter dire ciò che ho dentro, ma la paura delle risposte mi uccide più del senso di oppressione che mi assale. E se la risposta fosse quella che temo? Come dovrei reagire poi. La vita è fatta di ricordi, di scene, di sensazioni, di cose, cose materiali ed immateriali.

Io parlo della mia vita scrivendo, spesso uso i miei racconti per spiegare ciò che ho dentro, perché è dura, è difficile parlare, soprattutto per chi come me ha sempre preferito cercare l’aiuto in me stessa, chi è abituato a risolvere da solo i propri problemi, cercando di scomodare quanto meno possibile gli altri, anche se mi avessero offerto il proprio aiuto.

Si cresce, si diventa grandi, si matura, a volte prima, a volte dopo, si spera che qualcosa cambi in noi, invece più si cresce, più i demoni dell’infanzia divengono immagini vivide avanti ai nostri occhi, diventano scene di vita quotidiana.

La vita è portata avanti dalla paura. Ed io, ho paura ad ammetterlo.