IL TRENO DEL RESPIRO -CAP.8 / GORGOGLII DI GUERRA

GORGOGLII DI GUERRA

E così eravamo in tre a compiere quel viaggio via dalla guerra

L’idea di aver un uomo, seppure giovane (almeno per me) insieme a noi, mi rassicurava.

Sul mio “cucciolo di carta” avevo scritto pure di lui, di Goran.

Tutto ciò che aveva passato glielo si leggeva negli occhi, quelli di un giovane che le circostanze della vita (stando al suo racconto) avevano fatto uomo troppo presto.

Ma come un bimbo aveva ancora la visione del proprio padre come un eroe da ammirare, e forse da imitare.

Poi il mio sguardo scrutatore ricadde sulla mia “sorellina” alla quale l’arrivo di Goran sembrava aver restituito un timido sorriso e fatto dimenticare, per il momento, i turbamenti notturni legati a quella donna misteriosa.

Guardavo fuori dal finestrino, il paesaggio che scorreva davanti ai miei occhi.

Per la prima volta dall’inizio del viaggio, il mio MP3 mi coccolava con le sue melodie.

In quel momento, più di altri, avevo voglia di entrare in una dimensione parallela, creata negli anni aggiungendo le canzoni della mia vita, dei momenti più importanti, delle emozioni più forti.

Una dimensione in cui nessuno era riuscito ad entrare fino ad oggi.

Quando quei due occhi color cioccolato e quello che ci si nascondeva dietro mi avevano fortemente colpita.

Lo so, lo conoscevo solo da poche ore, ma il mio cuore era come se lo conoscesse da sempre.

Più volte durante il viaggio mi ero girata verso il finestrino per non incrociare il suo sguardo.

(Ad un certo punto, a quanto mi raccontò poi Patty, mi ero appisolata.

Lui mi ha guardato tutto il tempo con premura e dolcezza).

Lo sentivo vicino a me più di quanto potessi pensare, e mai come in quel momento ero inconsapevole del ruolo che l’uno avrebbe avuto nella vita dell’altro.