IL TRENO DEL RESPIRO -CAP.7 / LE LUCI DI SARAJEVO

LE LUCI DI SARAJEVO

Una luce squarciò il cielo della mia Sarajevo.

Era appena passata l’ora di cena,ed io ero intento a terminare il tema di lingua.

Prima un boato spaventoso, poi una luce accecante.

Quel palazzo rosso, davanti al quale passavo tutti i giorni tornando da scuola, si era appena sgretolato al suolo.

La polvere aveva imbrattato la finestra della cucina.

Mia madre urlava e faceva avanti e indietro tra il soggiorno e la porta di casa in preda al panico e alla paura).

Dopo qualche minuto mio padre salii in fretta al piano di sopra e scese pochi minuti dopo.

Indossava un enorme giaccone verde militare e quel fucile che tempo prima aveva intravisto in cima all’armadio, ora pendeva dalla sua spalla sinistra. Salutò la mamma, sussurrandole qualcosa che la fece piangere, prese Mirko in braccio stringendolo a sé come se fosse l’ultimo abbraccio.

Infine si diresse verso di me, mi mise la mano sul capo, scompigliandomi il ciuffetto, e con sguardo fiducioso mi disse:

Giovanotto, abbi cura della mamma e del piccolo Mirko, mentre il papà va a lottare per il vostro futuro”.

E uscì di corsa, in mezzo a quei boati, a quelle urla strazianti, a quelle scie luminose che squarciavano il cielo.

Mamma, dopo aver stretto a sé Mirko, mi tenne per mano e ci portò in camera: lì il rumore delle esplosioni si sentiva meno e noi non avremmo avuto paura.

Mirko era nel suo lettino che dormiva beatamente, come se una campana di vetro e di sogno lo proteggesse da ciò che stava succedendo.

Io ero nel mio letto che non riuscivo a dormire, tormentato da mille pensieri che un bimbo della mia età non dovrebbe avere.

Intanto, dalla finestra, si vedevano quelle scie luminose sfrecciare nel buio e colpire case, strade,tutto ciò che stava attorno.