IL TRENO DEL RESPIRO -CAP.5 /NOTTE AL CONFINE

 NOTTE AL CONFINE

Un albergo dove trascorrere la notte.

Una porta a finestra, con le tendine bianche profumanti di lavanda, c’abbracciò nell’entrare in quell’umile dimora, con i centrini alle pareti dell’ingresso e un profumo di zuppa calda che, dalla cucina, sembrava invadere ogni stanza.

Con la gentilezza tipica di quegli italiani che conobbero il vero valore dell’umiltà, la signora Maria c’accompagnò alle nostre stanze.

Le porte s’affacciavano su un ampio corridoio ricco di mosaici e disegni sgargianti. Brillanti come perle preziose, dai quali per qualche minuto fui letteralmente incantata.

La mia stanza era molto grande, dominata da un sontuoso letto a baldacchino, che faceva tanto “bella addormentata”.

Circondato da quadri dall’aspetto assai anonimo (ed ecco il mio lato critico “da pittrice” spuntare fuori, come un coniglietto curioso che esce dalla tana).

Lo aggirai e continuai a scrutare il mio piccolo rifugio notturno, allietata dal rumore dell’acqua che dolcemente scendeva nella stanza accanto (Sophia stava facendo la doccia).

Fino ad avvicinarmi al piccolo balcone che si affacciava sul centro della città, ormai illuminata al calar della notte.

Fari di cemento in lontananza squarciavano l’atmosfera romantica e surreale di quella serata, pullulante di stelle giocose nel manto buio.

Era l’una di notte ed io ero ancora a fissare quel manto stellato che ora si estendeva in tutta la sua lucente bellezza.

Il mio sguardo sembrava perso nel vuoto, come se la mia mente fosse per un attimo, tornata a quella piazza, a quel confine.

Garreth, i miei quadri, la mia passione rubata per sempre da una luce accecante…

E quei mosaici che sembravano chiamarmi, come urla assordanti…

E lì scoppiai. Una bomba di lacrime.

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Un angolo di pace, dopo ore di viaggio, un letto comodo su cui riposare e il cielo che si prostrava ai miei occhi…

Ad un certo punto sentì bussare, andai ad aprire e il cuore sobbalzò dal dolore.

Patty era di fronte a me, con i piedi nudi ben curati, la sua candida camicia da notte e il viso segnato dalle lacrime.

Sembravano averle strappato a morsi tutta l’ energia, l’ entusiasmo.

In quel momento più di altri non doveva stare da sola, e la obbligai a dormire con me.

Fu una lunga notte, ma forse la più importante della mia vita.

Patty s’aprì con me come mai aveva fatto prima (se non qualche volta, scrivendo ossessivamente sul suo taccuino).

E per la prima volta vidi le sue creature, di cui teneva le foto nel portafogli.

Quel portafogli dove finora erano rimaste nascoste…

E per la prima volta parlò di quel suo amore così grande, che era stata costretta ad abbandonare.

I suoi occhi, prima rigati dal pianto, sembrarono riemergere dalle ceneri al solo parlarne, e brillare di felicità e amore.

La strinsi in un forte abbraccio.

E proprio da quel momento d’affetto la nostra amicizia ne uscì più forte di prima.