PERLE DI TEATRO…la storia dolcissima del “mammone” Micchio

Qualche giorno fa sono stata a Bologna e soprattutto in quel crocevia di viuzze e portici che fanno da cornice alle due celebri torri della città emiliano-romagnola,chiedendo dove si trovasse la stazione dei taxi, non c’è stata una donna che non mi abbia parlato di Micchio: Micchio di qua, Micchio di là, Micchio di su, Micchio di giù…tutte a parlarmi di questo Micchio.

Mi hanno talmente incuriosita che il tempo di prendere un caffè e una brioche e mi dirigo immediatamente alla stazione dei taxi ; individuo subito quello di Micchio: proprio come mi avevano detto, era l’unico azzurro cielo coi cuoricini bianchi stampati sopra.

E devo dire che la visione è stata tutt’altro che spiacevole: un ragazzo sulla trentina,moro, occhi marroni da cerbiatto, maglione blu scuro da cui spuntava un collettino di camicia bianco,jeans azzurri e scarpe bianche da ginnastica.Insomma,il classico look di un ragazzo di quell’età che ci tiene ad avere una buona presenza.

Fin da subito ho notato uno strano sguardo in lui,come se avesse visto la Madonna, tanto che mi fa persino il baciamano e mi chiede se ho bisogno di essere accompagnata da qualche parte; io gli spiego che voglio conoscere la sua storia e il suo sguardo cambia immediatamente.

L’hanno mandata le 4 “bellezze” di Via Rizzoli per scrivere la mia storia e farmi prendere in giro da tutta Italia vero? Punto perciò ,sono brutte e cattive”; quell’espressione tutt’altro che colorita (mi stupisce che un ragazzo di 30 anni al giorno d’oggi sia così educato) ,anzi quasi fanciullesca ,mi intenerisce,così come il suo accento barese.

Io lo rassicuro che non ho intenzione di pubblicare la sua storia in nessuna rivista e che solo io saprò la sua storia e non lo giudicherò…e lo sguardo diventa quello di un cucciolo indifeso ,tanto che mi domando il perché tutte quelle donne lo prendessero in giro,inconsapevole del fatto che pochi minuti dopo l’avrei scoperto.

Gli proposi di fare l’intervista seduti nei sedili posteriori del taxi prima di accompagnarmi alla stazione,ma lui si alza ,apre la portiera e si mette al posto di guida: mi spiega che questo è tutta colpa del suo terribile tic,e girandosi verso di me noto che ha il dito in bocca e se lo ciuccia come un bambino di 5 anni.

Lo shock iniziale fu grande ma cercai di non pensarci e ripresi l’intervista: dopo essersi girato in avanti (dallo specchietto notai che avevo ripreso il controllo di sé) mi raccontò la sua storia.

Lui in realtà si chiamava Cosimo (Micchio era il brutto soprannome con cui era stato battezzato da quelle “belle donne” di Via Rizzoli ) era nato a Bari ed era un bambino molto educato e rispettoso,il meglio che due genitori potessero desiderare; ma si sa questo a volte porta anche dei risvolti negativi e lui per la sua eccessiva educazione veniva deriso dai compagni.

Inoltre,con il fatto che sua mamma era molto legata al fratello (suo zio), trascorreva sempre molto tempo con i cugini di Brindisi,soprattutto con Gianfrancangelo al quale era molto legato,e vi è legato tuttora (più volte infatti si sentono al telefono,e lui gli chiede consigli su come far colpo sulle donne…visto che a quanto pare almeno lui ad avvicinarsi ad una ragazza ci riesce).

Poi comincia a raccontarmi del suo piccolo grande “difetto”: mi spiega che questa sua piaga lo perseguita fin da bambino,soprattutto da quando andò a vedere al cinema con sua mamma il cartone “Robin Hood” della Walt Disney…fu talmente divertito da quel film,e soprattutto dal personaggio del Principe Giovanni,che si mise ad imitarlo quando succhiava il ditone pensando alla mamma.

Ma purtroppo quel gesto è diventato per lui un tic nervoso,che gli impedisce di avere un approccio normale con le ragazze,che lo vedono come un bambinone che non vuole maturare,nonostante lui sia un ragazzo modello,bravissimo all’università e che fa il taxista per mantenersi gli studi (mi racconta che sta per ultimare la facoltà di Giurisprudenza,ma purtroppo ha avuto un rallentamento ed è finito fuori corso…così per non gravare sulla sua famiglia per una sovratassa, se la paga coi guadagni del lavoro di taxista).

Lo sto per salutare..scendo dal taxi e sento una canzoncina familiare,quella della scena d’entrata di Robin Hood e Little John nel cartone…non ci crederete: ce l’ha come suoneria quando lo chiamano i clienti per prenotare la corsa del taxi!!

Vi confesso una cosa…se non la fossi già mi ci fidanzerei io con lui!!!!!!!!!Tenero!!!!!!!!!!!!( io amo il cartone di Robin Hood quindi non sarebbe un problema)