IO NON DIPENDO,MI DIFENDO: OPPIO ED OPPIACEI

La “stupefacenza” dei fiori di papavero

La droga all’interno di un fiore? Difficile da credere.

Soprattutto in un fiore come il papavero,che ti fa subito venire in mente la campagna.

Ma l’apparenza inganna.

E la notte rivela il “lato” oscuro e pericoloso di questo fiore : stiamo parlando dell’oppio e dei composti derivanti da esso, gli oppiacei.

L’oppio è un fluido ottenuto dai semi del “papavero da oppio”, una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Papaveraceae.

Esso si ricava dal pericarpo, che rilascia un liquido gelatinoso il quale viene fatto essicare.

Si ottiene così una sostanza gommosa bruna e successivamente la polvere.

L’oppio è molto ricco di sostanze alcaloidi,denominate oppiacei, le quali hanno un ruolo diverso a livello farmacologico.

Infatti quelle di origine fenantrenica (morfina, codeina e tebaina) sono analgesiche, costipanti ed euforizzanti.

Quelle di origine isochinolinica (papaverina, noscapina, narceina) sono solo spasmolitiche.

Di queste alcune, quali morfina, codeina e papaverina sono psicoattive, ossia producono dipendenza.

Affianco a questi che vengono definiti oppiacei “naturali” esiste l’eroina,un oppiaceo sintetico, ottenuto dall’acetilazione della morfina, che nel 1924 è stata iscritta tra le sostanze illegali insieme alla morfina.

(Il termine oppioide viene spesso usato in modo improprio per indicare gli oppiacei, cioè gli alcaloidi che possono essere ritrovati nell’oppio, una miscela di sostanze ricavata dal lattice del Papaver somniferum, nonché i loro derivati semisintetici.

Gli oppiacei sono in numero più limitato rispetto alla famiglia degli oppioidi.)

A livello di meccanismo, gli oppiacei agiscono sia a livello eccitatorio che a livello inibitorio.

A livello eccitatorio agiscono sui recettori dopaminergici.

Nello specifico si ha un’ azione inibitoria esercitata dal GABA (acido γ– amminobutirrico) e un’iperattivazione, con conseguente rilascio aumentato di dopamina.

A livello inibitorio essi si legano ai recettori per gli oppioidi endogeni, inibendo il rilascio dei neurotrasmettitori e provocando un’iperpolarizzazione a livello cellulare.