L’attentato di Westminster: al cuore di Londra per colpire l’Europa

La paura torna a far visita alla capitale inglese

Guardando al passato più recente, si può prendere d’esempio la polemica nata dalla proposta del pasto etnico alla mensa.

Per un solo giorno.
Includere e inglobare una cultura estera escludendola dal contesto nazionale è quanto di più concettualmente erroneo ci possa essere.

L’Europa non è ancora pronta a fare questo passo.

Ogni singolo granello di sabbia rischia di inceppare il delicatissimo ingranaggio dell’Unione.
Ogni attacco islamico rappresenta, per l’Europa, un concreto rischio di scissione e la probabilità che ciò succeda è sempre maggiore ad ogni morto per mano della Jihad.
Colpire la Gran Bretagna, dunque, per terrorizzare l’Europa.

Un anno esatto dopo l’attentato di Bruxelles.

Nella stessa settimana della celebrazione dei sessant’anni dalla fondazione della CEE (Comunità Economica Europea, nata dai Patti di Roma, siglati il 25 marzo 1967).

La data dell’attentato non è stata scelta in maniera causale.

Ogni gesto rappresenta un simbolo, un atto di forza.
I più fanatici di cinema ricorderanno sicuramente la trama di V per Vendetta, capolavoro futuristico ispirato dalla carta inchiostrata Alan Moore.

Guy Fawkes prese parte alla congiura delle polveri, in segno di disprezzo verso tutto ciò che il parlamento britannico rappresentava.

Quello messo in modo da Adrian Russel Ajao è qualcosa di estremamente simile, un attacco al simbolo, alla patria della democrazia stessa.

La miglior risposta che, non solo la Gran Bretagna, ma l’intera Europa, può dare nei confronti del terrorismo di matrice islamica è la normalità.

La manifestazione di oggi, a Roma, è il primo passo.