L’attentato di Westminster: al cuore di Londra per colpire l’Europa

La paura torna a far visita alla capitale inglese

Le conseguenze immediate dell’attacco solo visibili a tutto il mondo.

La Gran Bretagna e gli inglesi stanno reagendo bene, meglio di quanto, in realtà, avrebbero potuto fare molti paesi dell’Unione Europea.

“Combattere il terrorismo con la normalità”: è questo finora il motto utilizzato per spiegare al meglio la dignitosa reazione bretone, ma la vera ragione di che spiega questa apparente normalità risiede nelle parole di Sadiq Khan, il sindaco musulmano sunnita di Londra.

“ Essere londinesi significa essere cristiani, musulmani, ebrei, buddisti, indù, sikh

Ma non è che semplicemente ci tolleriamo gli uni con gli altri. Noi abbracciamo questa diversità, la celebriamo. Ed è proprio questo che i terroristi odiano e vogliono distruggere”.

Londra è stata vittima di un attentato tremendo e sanguinoso, in cui cinque innocenti hanno perso la propria vita, ma il vero obiettivo degli jihadisti non fosse il Regno Unito, ma l’Europa? Come?

L’odio, il razzismo e il terrore sono il pane di cui si nutrono i nazionalismi. Indistintamente.
Dal Front National francese alla Lega italiana, ogni attentato a sfondo terroristico per loro rappresentano voti in cascina senza alcuno sforzo.

Non sto, in questo caso, parlando di opere di sciacallaggio o strumentalizzazione.

Si parla del semplice e fisiologico meccanismo per cui la paura porti a votare i partiti a sfondo indipendentista o anti-europeista proprio per la loro connotazione statuale anti-migratoria.

In parole povere, la paura alimenta il numero dei loro elettori.
Ed è proprio attorno a questo concetto che ruota l’idea di Europa vittima dell’attentato di Londra.

A differenza della Gran Bretagna, l’Unione non ha quel carattere cosmopolita e inclusivo verso le altre culture.

Per verificare ciò, basta prendere in esame la proposta di legge che venne fatta qualche anno fa di creare delle classi, nelle scuole elementari, esclusive per i figli di immigrati.

(continua)