L’attentato di Westminster: al cuore di Londra per colpire l’Europa

La paura torna a far visita alla capitale inglese

Parliamo dell’attentato a Westminster.

L’unico modo per combattere il terrorismo è la normalità”

Questa è una delle frasi più ricorrenti nel dibattito politico britannico dopo l’attentato di mercoledì a Westminster.

Una scia di paura si staglia sotto il simbolo della democrazia europea.

Il luogo dove l’identità politica dell’Unione, il parlamento, ha fondato la propria origine.

Un simbolo per tutto l’Occidente, una delle roccaforti della democrazia parlamentare messa gettata nel panico da un solo uomo.
La figura del Lupo Solitario, dicono le intelligence inglesi, è la più difficilmente prevedibile e anticipabile.

Ma diventa, conseguentemente, la più pericolosa.
Adrian Russel Ajao, Adrian Elms, Khalid Choudry e Khalid Massod.

Questi sono i nomi ricollegabili all’attentatore di Londra, colui che si è portato via con sé cinque morti, lasciando alle sue spalle una ventina feriti.

Tre mogli, dei figli, una carriera da insegnante d’inglese naufragata e la passione per gli sports e il bodybuilding.

Adrian era noto alle forze dell’ordine per dei microcrimini che aveva finito di scontare nel 2003, ma negli ultimi quindici anni aveva mantenuto un’indole e un comportamento socialmente impeccabile.
Cosa ha spinto lo jihadista di Westminster a diventare quella fabbrica di terrore che, oggi, è nota al mondo intero?

Gli MI5, gli 007 britannici, stanno setacciando al millimetro la vita dell’uomo.

Il continuo scavare ha portato a galla la realtà di un nomade.

Continuare a cambiare casa, indirizzo, famiglia e Stato di residenza.

Si dice che la sua affiliazione agli ambienti estremistici sia dovuta a un viaggio di lavoro in Arabia, oppure che sia figlia dell’aderenza a un gruppo jihadista con sede a Birmingham, patria dei movimenti aderenti alla Guerra Santa in Gran Bretagna.

(continua)