L’Effetto Collaterale – Capitolo 1

CAPITOLO 1
Il Barone Wolfgang Von Bahuer

Notte fonda in quel di Rodimburg. I palazzi sono chiusi e le poche luci che le persone possono vedere sono quelle di lampioni che lampeggiano a causa delle vecchie lampadine all’interno degli offuscati vetri contenitivi che le contornano. I palazzi sono chiusi e con gli infissi serrati, quasi come vi fosse un clima di coprifuoco perenne già dalle sette di sera. Tutto sembrerebbe relativamente tranquillo in questa sera dove una leggera pioggia contorna un clima già spettrale di suo. Invece, un rumore di passi spezza il silenzio del luogo. Il rumore dei passi di cinque persone. Il rumore di uno, quello in testa, sembra discostante. Appesantito. Si tratta del rumore dei passi di Wolfgang Von Bahuer, che porta in spalla un ragazzo. L’altezza dell’uomo sembra quasi sovrastare quella degli altri. Si presenta come un individuo di sesso maschile e dal fisico massiccio alto sui due metri. I suoi vestiti sono fradici a causa della pioggia. Non pareva abbigliato in modo lussuoso: indossava un semplice paio di jeans strappati alle ginocchia tenuti su da una cintura in pelle nera mentre, ai piedi, un paio di scarpe da tennis verdi; l’abbigliamento dalla cintola in su è composto da una camicia rossa di sfondo a fiori che sormonta una maglietta. I capelli biondi, seppur bagnati, mantengono un’acconciatura quasi afro per via dei suoi ricci fittissimi. Un viso sfilato da cui spuntano due baffi attorcigliati all’insù per un uomo adulto sulla trentina. Il ragazzo che porta in spalla, invece, ha dei tratti molto più scuri rispetto alla carnagione pallida di Wolfgang. A differenza degli occhi azzurri di quest’ultimo, possiamo trovare degli occhi rosso cremisi totalmente innaturali mentre, rispetto alla dentatura umana dell’uomo, il giovane mostra dei denti quasi aguzzi. Una carnagione scura, quasi mulatta, mentre le orecchie sono leggermente cuneiformi nella zona superiore. Un aspetto innaturale per un ragazzo che, a prima vista, potrebbe celare qualcosa di tetro ed oscuro. Anonimo anche il suo abbigliamento, pressoché identico a quello dell’uomo bianco tranne per il fatto che, al posto della camicia, questi indossa un bomber nero tenuto aperto. Tra il ragazzo e l’uomo vi è qualcosa di solido. L’elsa di una katana che è portata dentro ad un fodero classico legato da una corda che funge da bretella sul petto del fuggitivo.

Gli uomini dietro di loro sono tutti vestiti in modo identico e sono, su per giù, con le stesse fattezze. Quasi come fossero piccoli cloni: alti sul metro e settanta e vestiti in un perfetto completo da ninja nero. Anche loro portano sulla schiena una katana di dimensioni ridotte rispetto a quella di Wolfgang, molto più simili a delle wakizashi in un certo senso.

< Dobbiamo seminarli fratellino. Reggiti forte > parole dure pronunciate col solito tono di voce cavernoso da Von Bahuer, prima di caricare sulle ginocchia il peso di entrambi e darsi una spinta così da spiccare un balzo a dir poco disumano, giungendo fino in cima ad un palazzo dal tetto piatto alto sui cinque piani.

< Ci stanno scappando. Unità due, intervenite > afferma uno dei quattro pesudo-ninja ad una sorta di altoparlante indossato sul polso sinistro. Questi inseguono Wolfgang da terra cercando di salire il palazzo da una scala antincendio, ma, non è bastato nemmeno pronunciare quelle parole che, ad accerchiare in cima a quel palazzo Wolfgang, costringendolo a fermare completamente la corsa, si materializzano da piccole nuvole di fumo rosso denso ben otto persone, identiche a quelle che ora, finito di salire la scala antincendio, sono giunte dopo aver inseguito l’uomo per chissà quanto tempo.

< Perdonami, ragazzino. Da qui in poi dovrai cavartela da solo. > tuona l’uomo al ragazzo poggiandolo a terra delicatamente per poi alzare le braccia orizzontalmente rispetto al corpo, tenendole ben tese.

< No, Wolf. Mi avevi promesso che mi avresti addestrato! > voce del ragazzo, molto meno impostata rispetto a quella dell’uomo adulto, quasi fosse questa in fase di mutamento.

< Ti basta osservare ciò che faccio per impararlo, no? Allora osserva bene > detto quasi in un bisbiglio al giovane dall’uomo adulto, per poi alzarsi e cambiare totalmente il tono, rendendolo più alto e, quasi, più amichevole < Signori, quanto tempo è passato? A cosa devo la vostra visita? >

< Dacci il ragazzo. È il figlio del demonio > afferma con tono deciso uno di loro.

< E perché non dovrebbe avere i vostri ed i miei stessi diritti? Ha forse fatto del male a qualcuno o vogliamo condannarlo solo perché in corpo ha il sangue di un altro colore? >

< Poche storie. Lo prenderemo con le buone o con le catt… > nemmeno il tempo di dirlo, che la punta del manico della katana di Wolfgang gli aveva colpito il pomo d’Adamo. Nonostante la stazza, l’uomo aveva percorso cinque metri sotto gli occhi di tutti, preso la katana dalla tracolla e, ancora infoderata, sferrato il colpo, costringendo il proprio interlocutore ad andare a terra con il pomo d’Adamo rotto e, conseguentemente, la vita spezzata. Ancora sono tutti sotto shock, mentre Wolfgang porta con la destra la propria spada in orizzontale all’altezza dei propri occhi mentre, in posizione leggermente ricurva con la mancina, va a sfoderarla, così da tenere in quest’ultima una lama dal colore dell’oro mentre nella destra, una feretra nera in acciaio < Io, Wolfgang Von Bahuer, esorcista dell’ordine imperiale, sfido a duello ognuno di voi presenti intenti a separarmi da questo ragazzo, avendolo riconosciuto degno di poter intraprendere il percorso di esorcista data la purezza della sua anima di fanciullo >.

Attimo di esitazione per quegli uomini prima di sfoderare anche loro le rispettive katane, ciascuna dalla lama nera con la punta rossa, pronti a voler trapassare il corpo dell’uomo che ha appena dichiarato generalità ed intenzioni.

Tutti i presenti, adesso, sembrano attaccare con una serie di fendenti l’uomo con la differenza della mira. C’è chi punta a colpirgli la testa, chi le spalle, chi cerca di compiere un tondo roverso dritto verso i fianchi dell’uomo mentre, quello più sleale, mira con una stoccata ai genitali dell’uomo.

Si inarcano nel vedere quella reazione, le labbra di Von Bahuer che, con abile torsione del busto verso sinistra ed alzando la gamba destra, cambia la direzione della lama stoccata inizialmente verso i suoi gioielli di famiglia verso uno dei suoi nemici, togliendosi dal centro, per poi decapitarne due in un colpo. Nel combattimento, qualcosa nell’aspetto fisico dell’uomo è cambiato: la carnagione è diventata più scura mentre gli occhi sono adesso cremisi ed anche le orecchie a punta. Proprio come il ragazzo che sta proteggendo. I primi quattro è riuscito ad ucciderli ma, come in ogni combattimento veritiero tra persone aventi avuto lo stesso addestramento, uno degli avversari riesce a trafiggere il costato dell’uomo, cui poi seguono altre quattro lame, dritte a colpirgli le spalle, e le cosce, così da immobilizzarlo.

< Neanche un urlo o un segno di dolore. Proprio come ci si aspetterebbe da un membro della famiglia reale > parole provenienti inizialmente dal nulla ma che poi rivelano il volto di chi le stesse pronunciando. Da una nuvola di fumo viola acceso, ecco comparire un figuro alto quanto Von Bahuer, identico in volto all’uomo, salvo che questi è totalmente sbarbato ed ha i capelli corti, bianchi e pettinati in modo egregio da una falsa riga laterale sinistra. L’abbigliamento è diverso rispetto ai ninja ed è composto da un semplicissimo vestito nero con giacca a doppio spacco laterale, pantaloni appena stirati con piega sul davanti e delle eleganti scarpe dello stesso colore dell’abito in taglio inglese in pelle. A spezzare il nero degli abiti vi è solo una cravatta rossa che sbuca dalla giacca. All’orecchio sinistro un brillantino sul lobo, ed ai piedi anche lui delle scarpe dal taglio inglese. < Mi dispiace dover uccidere il mio adorato gemello, sai? > il tutto detto con un ghigno sul volto.

< Siamo gemelli soltanto biologicamente, Groender > ribatte Wolfgang, restando immobile a mezz’aria ora che gli scagnozzi di Groender tirano i fili a cui è legato così da sollevarlo.

< Hai ragione. In fondo mi hai dimostrato che, per te, il sangue è acqua… >

< Hai ucciso i nostri genitori per diletto o forse sbaglio? > digrignando i denti per la sofferenza dell’ultimo gesto ma mantenendo il suo orgoglio.

< Mi ha fatto piacere rivederti, fratello > Non aggiunge altro. Un tono sufficiente quello della voce di Groender che ora, voltandosi così da dare le spalle al fratello < Uccideteli e fate sparire i loro corpi. Buttateli nell’oceano > iniziando a camminare.

Sgomento perfino da parte dei ninja che non sanno nemmeno loro cosa passi per la testa del loro capo. A prendere parola è uno di loro, quello alla sinistra immediata dell’uomo che, con tono quasi di supplica < Ma, signore, il nostro compito non era di catturarli e portarli al quart… > nemmeno il tempo di dirlo che, con un gesto repentino, la gola dell’uomo si trova ora squarciata in due mentre la mano sinistra di Groender si ritrova ricolma di sangue non proprio in quelle unghie lunghe sui dieci centimetri che si ritrova su quella mano facendo cadere il compagno esanime a terra in una pozza di sangue < Altre obiezioni? > chiede ora, mentre prende un fazzoletto con la destra dal taschino interno della giacca per pulirsi.

Nessuno fiata. Semplicemente, ora, i ninja iniziano a tirare, quasi a voler privare l’uomo dei suoi arti per squarciarlo in due.

Una risata che viene da Wolfgang ora < Ricordati, Satana, sto salvando tuo figlio. Mi perdonerai per quello che sto per fare, vero? > tirando con tutte le proprie forze, così da spingere verso di sé i nemici e ritornare con i piedi per terra, per poi correre verso il ragazzo e, con il proprio sangue che, di certo non manca di scorrere in questo istante, va a disegnare una croce cristiana sulla sua fronte < Vivi > per poi recitare un mantra incomprensibile e far sparire il giovane in una nuvola di fumo verde.

< BASTARDO > urlo di Groender, giratosi giusto per vedere la scena mentre, con un balzo, si porta su Wolfgang per poi trafiggerlo dritto alla schiena in corrispondenza del cuore, raggiungendolo < Dove l’hai mandato? DIMMELO SUBITO!!! >

Un sorriso quello di Wolfgang, ora, mentre chiude gli occhi sussurrando con le ultime forze che gli restano < Ho sempre desiderato morire tra le braccia di un mio familiare, sai? >.lasciando che il proprio cuore cessi di battere definitivamente.

Groender non si scompone nemmeno adesso che ha ucciso suo fratello, limitandosi a chiudere gli occhi ed ordinando ai suoi solo < Trovatelo >.

Niente, nessuna risposta mentre gli altri spariscono tutti in nuvole di fumo viola, lasciando lì solo i cadaveri a terra e Groender che, tenendo tra le braccia il corpo esanime del fratello, sorride < Cosa pensavi di fare? > per poi limitarsi semplicemente a sorridere guardandolo.